Tuesday 31 august 2010
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Ho un nuovo braccialetto.
Un filo di lana bianco (oddio, biancastro) su cui sono state infilati, uno a uno, tanti anellini colorati a mano, col colore anche un po' scrostrato. All'inizio e alla fine della fila di anellini
due campanellini gialli e verdi tintinnano quando faccio certi movimenti, ma non altri.
Ho legato il filo di lana al polso con un fiocchetto.
Un fiocchetto di lana bianca, anzi biancastra, che sa di India, terra rossa che non calpesto da un po', e anellini che sanno di bambina, gambette fine e piedi scalzi, che danza senza mai fermarsi,
che si addormenta in braccio a me, che saluta con la mano mentre l'autobus si allontana, che mi scrive per chiedermi quando torno, che si chiede come sto, e intanto mi invia un braccialetto per via
di mani sicure.
Non è forse ciò che ogni essere vivente desidera, lasciare un ricordo, un segno del suo passaggio?
Non rende forse più vivi il sapere di vivere nei pensieri, nel cuore, nella pelle di un'altra persona?
L'essere ricordati significa che siamo stati visti.
Ma visti sul serio.
Con Lindsay, Kiranmay e Jaxon ci siamo visti a vicenda, e a vicenda ci ricordiamo.
Ogni tanto ci scriviamo, e qualcuno confeziona addirittura un braccialetto di filo di lana e anellini che dice "Ti vedo".
Lo terrò al polso per un po',
per vedere meglio.