PAROLE DI PANE
La giornata dell'insegnante precario (che io preferisco chiamare supplente stropabus) è a dire il vero un po' stramba...sarà per quello che mi piace?
Mah...
Ad ogni modo se va come oggi possono capitarti 2 ore di geografia in una terza elementare di sedici maschi e tre femmine che dei cambiamenti dell'ambiente proprio non può fregargliene di meno.
Poi queste quattro ore di buco in cui puoi nell'ordine:
- andare a firmare 7 contratti in arretrato (ognuno di un giorno) quanta carta buttata via!
- passeggiare a vetrine
- passare davanti ad una libreria e sentirsi calamitare dentro (credo a questo proposito di avere qualche patologia compulsiva specifica...perchè quando passo davanti a una libreria non posso fare a meno di entrare?)
- uscire dopo più di un'ora con una borsina contenente tre libri: Grossman-Tognolini-Grossman (credo a questo proposito che la suddetta patologia sia particolarmente grave, visto che ogni volta non riesco ad uscire a mani vuote).
- pranzare con gnocchi di zucca, giornale e caffè.
- e poi la parte migliore: panchina del parco e un'ora di sole di ottobre su viso, pagine e foglie che cascano giù. Tutto un respiro rotondo intorno.
Poi si torna a scuola, il tempo di dividere due bambini che si picchiano sull'erba come nei migliori episodi del Libro Cuore e poi altre due ore di scienze, in una classe che è più un comarò...perchè son pochetti e si può giocarci su...
E poi la spesa e la merenda con la banana, e il divano e la lezione di domani....
E in tutto questo mi godo la compagnia di Anna, che sto imparando a conoscere e anche un po' ad amare.
Giorno per giorno. Una nuova visione di me e delle foglie che cascano giù.