PAROLE DI PANE
Giacevo senza vita abbandonata tra le braccia di una donna, che accompagnava il mio corpo nel mio ultimo viaggio, la forza dell'amore le consentiva di farlo senza fatica e il suo volto era luminoso e sereno. Anche il mio, nonostante fosse chiaramente privo di vita, era rilassato e sereno.
Dietro di noi una manciata di persone formavano un piccolissimo corteo, ordinato e silenzioso.
Davanti a noi invece, una bambina dai capelli corti e gli occhi neri portava un pallone da pallavolo appoggiato sopra ad un libro: due oggetti, simbolo di una vita passata che non era la sua, forse i simboli che avrebbero ricordato ai posteri questa persona che ora si stava andando a salutare. Il titolo del libro non era chiaro ma il nome dell'autrice sì, ed era scritto in caratteri semplici color oro su di una copertina rigida color viola scuro. Anna Dal Pan.
Il piccolo corteo arrivava in una meravigliosa giornata d'autunno in un enorme parco, in cui l'unica musica era quella delle foglie rosse che cadevano sull'erba verdissima.
Arrivati davanti ad un grande albero, la donna che portava il mio corpo in braccio mi adagiò con dolcezza proprio sotto alle sue grandi fronde, che amorevoli ed accoglienti cominciarono a far cadere foglie calde su questo mio corpo. Anche le persone che avevano partecipato al piccolo corteo sembravano volerlo aiutare aggiungendo foglie su foglie a coprirmi.
Un grande calore allora mi avvolse e come se questo corpo prendesse vita dalla linfa di questa pianta e di queste foglie, esso si accocolò abbracciando la base del grande albero e piano piano ne diventò parte.
Il mio corpo era diventato radice forte di quella pianta, parte di un'altra gigantesca vita che avrebbe dato ancora frutti, stagione dopo stagione.
Mai nella mia vita mi è capitato un risveglio tanto sereno e tanto caldo.
Ringraziai l'esistenza e cominciai una nuova giornata.