Wednesday 19 may 2010
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11:33
Accadde che un giorno, mentre me ne stavo bella tranquilla dentro al mio spazietto, accoccolata e sonnecchiante al calduccio, con le ginocchia accartocciate contro il petto e le manine in
bocca, gustando quel solido gusto di me, accadde quel giorno che ci fu un qualcosa, un qualcuno, una forza, una spinta, che non fece domande, non chiese nulla, semplicemente disse "Bene, ora
basta, è ora che vai. Ciao"
"No scusa, puoi ripetere?"
"Bene, ora basta, è ora che vai. Ciao"
"E dove dovrei andare scusa?"
"Bene, ora basta, è ora che vai. Ciao"
" Ma dove vuoi che vada scusa? Come posso spostarmi? Qui non c'è più spazio nemmeno per sgranchirsi, figurati se posso andare da qualche parte!"
"Bene, ora basta, è ora che vai. Ciao"
Fu lì che capii che probabilmente era solo la mia immaginazione, o forse quelle parole venivano da fuori...mi era già capitato i sentire parole e suoni che venivano da oltre quello spazio, e
anche se mai erano state così distinte, diedi la colpa al fatto che forse adesso il mio orecchio era davvero molto attaccato alla parete dello spazio, per cui, qualsiasi cosa ci fosse stato la
fuori, ora era più vicino a me.
Là fuori? Non feci in tempo a rendermi conto che avevo davvero detto "Là fuori", che sentii quello stesso qualcosa, qualcuno, quella forza, quella spinta, spingermi forte verso il Non So, il Non
Posso, il Non Riesco, il Non è Possibile. E più quella Forza spingeva, più io capivo che qualcosa stava terminando, che probabilmente stavo morendo. Me lo confermava il fatto che quel
liquido che mi aveva avvolto per molto tempo non c'era più, era scomparso, e il caldo era diventato freddo, e le pareti intorno a me erano sempre più strette, e quel tubo che mi usciva dalla
pancia pulsava come mai era accaduto prima, e pensavo che di sicuro sarebbe esploso. E improvvisamente mi sentii grande, gigantesca, ma forse era solo lo spazio che era rimpicciolito, e quando la
stretta diventò insopportabile, e non sentivo più niente, e le forze ormai mi avevano abbandonato, proprio in quel momento quell'ultimo respiro era diventato in realtà il primo.
La fine era diventata un inizio.
Un cambiamento.
Un meraviglioso cambiamento che, poi ho saputo, qui chiamano vita.
Avrei voluto scrivere della mia partenza per l'Africa, della paura che ogni tanto mi prende, e che mi sembra insormontabile, mi immobilizza, mi tiene legata.
Invece è uscito questo.
E per una volta nella vita ho deciso di fidarmi.
L'Africa centra poco in tutto ciò...è solo il simbolo di quel qualcosa di Nuovo che tanto mi spaventa e ogni tanto mi leva il fiato.
Qui la chiamano vita.
E ogni volta che l'ho seguita ho rivissuto quella stessa paura, quello stesso soffocamento della prima volta.
Ma poi è stata Luce Pura. Bellezza. Meraviglia. Vita.